IL GRANDE ANELLO NORD DEL BOSCO DI STILO, Lacina-Macchinante, Vallone Mula, Tre Ponticelli (Monti delle Serre calabre) - 5 luglio 2014

Ci sono delle escursioni che non si obliano, lunghe camminate in montagna che persistono nella mente e che ogni tanto rinvengono a tastare la sezione dei ricordi. Una di queste estese passeggiate tra i boschi, che è astruso allontanare dall'intelletto, è il grande anello che ho realizzato giorno 5 luglio 2015, una bislunga traversata in solitaria nella parte nord del Bosco di Stilo, tra la Lacina, il Vallone Mula e la radura dei Tre Ponticelli. 



Parcheggio la macchina sulla SP 43 di fronte il bivio per la diga dell'Alaco. Mi incammino per qualche decina di metri in direzione Guardavalle e imbocco, sulla destra, venendo da Brognaturo, lo sterrato che si addentra nella faggeta. Al bivio (1), allato di un orto coltivato circondato dai faggi, vado a sinistra. Superata la fresca fontana, dove faccio rifornimento, una delle più fresche e buone acque delle Serre, procedo in leggera salita verso il crinale della Pomara, all'interno di una bella faggeta.



Nella foresta di faggi anche magnifici massi di granito. 






Pervenuta la Radura Lunga delle Albe Luminose, sul crinale, giro immediatamente a sinistra (2), seguendo le misere tracce di un antico sentiero (?). Declino così nel Vallone Macchinante, per risalire presto la pendice di destra. Avanzo in leggera salita e a mezza costa, in una selva ora più mista di abete bianco, con alcuni esemplari colossali. Al bivio, dopo una breve discesa, vado diritto, tralasciando la deviazione a sinistra ad angolo acuto e, poco su, sempre a destra, lungo la via principale che perviene il Laghetto del Faggio o Gurna di li Bufali. 

Vallone Macchinante









Laghetto del Faggio o Gurna di li Bufali



Alla biforcazione (3) continuo a sinistra. Siamo ora lungo il crinale principale di Colla dei Pecorari e, nei primissimi dintorni di un faggio imponente, proprio di fronte l'appena detta creatura vegetale, svolto a destra per un sentiero secondario (4), che, ad angolo retto, si allontana dalla cresta maestra in direzione mezzogiorno. Procedo in discesa, in una faggeta che va ad aumentare di bellezza. Il cielo si annuvola e quel che viene fuori è uno scenario forestale cupo e tenebroso che accresce ancor di più il fascino di questa solitaria area delle Serre. 























Sulla destra, a mezza costa incedendo verso il Vallone Mula, penetro in una zona di strani e grandi abeti bianchi, uno di questi davvero spettacolare. Rimango a scrutar codesta creatura per qualche minuto, davvero suggestiva, con questa sua chioma fatta di vecchi rami che si staccano dal tronco principale. Una vera bellezza. 







Al bivio (5) vado a destra. Inizia a sentirsi la voce di un torrente, è il corso del Mula, che scorre in un vallone decisamente isolato e dall'alone selvaggio. 




Un faggio magno ho scrutato nella selva.
Il vento dell'estate si incanala nel vallone,
così profondo e fresco
così selvaggio e immacolato.
Un faggio magno mi ha conquiso
la sua beltà è sacra,
protetto da questo isolamento,
che non crea sgomento,
ma che fa vivere gaudiosa esperienza d'anima.
Un faggio magno ho visto nella foresta,
carezzato dal vento, 
che esiste sovrano da molto tempo.
 a strapiombo sul torrente. 
Che solenne creatura, 
che conquista colui che sa leggere, 
è l'immensità che pochi sanno discernere.






Al bivio (6) muto direzione a sinistra guadando il Mula. La via principale prosegue svoltando leggermente a sinistra, appena superato il torrente. Per un po' di metri, invece, continuo a destra, lungo la fiumara verso monte. Dopo di che punto, liberamente, lungo la linea di massima pendenza, a sinistra (pendice di destra del Vallone Mula). 








E' un bel tratto senza sentiero in una superba faggeta. La salita non è molto in pendenza. Incrocio così il  
Sentiero Italia (7), proveniente da Ferdinandea e diretto a Serra San Bruno. Mi muovo, appunto, in direzione Serra, in un itinerario che per un paio di km si presenta senza dislivello. Si tratta di una via antica risalente sicuramente ai tempi delle ferriere borboniche, infatti ci sono tratti lastricati. 
E pervengo la radura alpina dei Tre Ponticelli, circondata da un affascinante bosco di abeti. 









Superata la radura si ritorna nel bosco e nuovamente in salita.  Sparsi alberi imponenti sia di faggi che di abeti bianchi.






Ritorno infine nuovamente alla Radura Lunga delle Albe Luminose e alla Lacina, dopo 8 ore di escursione. 


Avvicinamento in auto. Da Serra San Bruno muoversi, lungo la ex SS 110, verso Spadola. Prima di codesto paese svoltare a destra per Brognaturo. Superato il ponte sull'Ancinale girare sempre a destra per Santa Caterina allo Ionio. La strada asfaltata si proietta all'interno di castagneti cedui e, successivamente di faggi e abeti. Infine dentro una fitta pineta di pino laricio silano e al termine del bosco vi è un bivio con struttura ricettiva sulla destra. Proseguire diritto. Alla biforcazione per la diga lasciare l'auto.

1 commento:

  1. Tale descrizione e galleria fotogratica mi ha talmente stimolato che vorrei, durante le mie prossime vacanze in Calabria, da appassionato escursionista, fare esattamente questo anello; tuttavia vorrei recuperare maggiori informazioni dell'itinerario: esiste una mappatura/cartografia più dettagliata? il tracciato è stato mappato anche solo con il gps? Grazie, Paolo

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