Tra parole non dette e presenza mancante: filosofia del legame lavorativo

Che cosa accade quando un'amicizia forgiata nell'ambiente lavorativo si dissolve in modo inaspettato? Attraverso silenzi che spiazzano e riflessioni sulla fragilità dei rapporti umani, questa narrazione indaga il sottile equilibrio delle relazioni professionali. Tra esperienza personale, approfondimenti filosofici e richiami letterari, si cerca di comprendere cosa persiste quando un legame sincero giunge al termine.



Luciano scrive: “Durante il mio percorso professionale, ho avuto la fortuna di instaurare un legame davvero speciale con un collega. Sin da subito, questa connessione ha preso forma in modo del tutto naturale: condividere gli stessi compiti, affrontare insieme le sfide quotidiane e supportarsi nelle responsabilità educative ha creato uno spazio comune, fertile e sincero, dove un rapporto autentico ha potuto radicarsi e crescere. La nostra comunicazione si distingueva per la sua profondità: scambi intensi, aperti e arricchenti che ci nutrivano reciprocamente, sia sul piano personale sia su quello professionale. Mi rendevo conto, giorno dopo giorno, che ciò che stava nascendo tra di noi andava ben oltre una semplice collaborazione lavorativa. Stavamo costruendo una vera amicizia, fondata su un rispetto sincero e una stima profonda. Non si trattava solo di apprezzare le capacità professionali dell'altro, ma soprattutto di riconoscere e valorizzare la nostra essenza umana, che precedeva qualsiasi ruolo o titolo legato alla carriera. Proprio quando quel legame sembrava trovare solide fondamenta, tutto è svanito all'improvviso. Si è trattato di un lento e inesorabile distacco, culminato in un silenzio tanto inatteso quanto enigmatico. Questo vuoto improvviso mi ha portato a riflettere su cosa significhi davvero confrontarsi con i propri colleghi e su quelle sottili dinamiche, spesso intangibili, che possono trasformare una relazione promettente in un abisso insormontabile.” 
Il mondo del lavoro, soprattutto in ambito scolastico, si delinea come un ambiente fortemente relazionale, in cui le interazioni umane occupano un ruolo centrale. Hannah Arendt ci ricorda che l’azione umana esiste solo nel confronto con gli altri: ogni identità professionale acquisisce sostanza e significato attraverso il riconoscimento reciproco. Questo confronto, però, non è mai del tutto imparziale. Anche quando si sviluppa in un contesto di scambio tra pari, può facilmente trasformarsi in una valutazione delle prestazioni, un confronto tra capacità o, in alcuni casi, in una competizione latente. 
Quando il dialogo tra colleghi si fa autentico e profondo, ciò che emerge va ben oltre la semplice esecuzione di ruoli e mansioni. Si accetta di mettersi in gioco nella propria interezza, coinvolgendo non solo le proprie competenze professionali, ma anche le fragilità personali, i sogni, le ambizioni e le insicurezze che ci caratterizzano. La relazione diventa così uno spazio complesso e stimolante, in cui il riconoscimento reciproco assume un’importanza fondamentale per il progresso umano e professionale di entrambe le parti. 
Pirandello è riuscito a rappresentare con eccezionale nitidezza l'ambiguità che avvolge le relazioni umane. Nei suoi scritti, il confronto con l'altro si rivela frequentemente un'esperienza intrisa di sofferenza: lo sguardo altrui non soltanto osserva, ma giudica, paralizza e intrappola. Quando il legame con il mio collega si è spinto verso una dimensione più intima e autentica, ha probabilmente esposto anche una maggiore vulnerabilità. La vera amicizia si basa sull'uguaglianza, ma nel contesto lavorativo questa risulta una condizione complessa da preservare appieno. Accogliere l'altro come un proprio pari implica rinunciare a qualsiasi forma di superiorità, anche laddove essa sia puramente simbolica. 
La filosofia del riconoscimento elaborata da Hegel rappresenta una chiave fondamentale per comprendere dinamiche relazionali tanto delicate. Ogni individuo aspira, infatti, a ricevere dall’altro un riconoscimento che confermi il proprio valore. Quando però questa convalida viene a mancare o si rivela instabile, il rapporto può perdere solidità e cominciare a vacillare. Ciò che potrebbe tradursi in un dialogo costruttivo rischia invece di degenerare in un terreno fertile per insicurezze o persino in una minaccia percepita. Non sempre, del resto, si è disposti ad accogliere una connessione capace di mettere in discussione l’immagine di sé. In simili contesti, la scelta di creare una distanza appare un rimedio sottile, quasi impercettibile, ma straordinariamente efficace nel ripristinare un equilibrio interiore. 
La letteratura italiana offre una vasta gamma di racconti e riflessioni sulle amicizie infrante, su quei legami che svaniscono lentamente, spesso senza una spiegazione precisa. Nei romanzi di Svevo, per esempio, emerge come l’inettitudine e l’insicurezza dei protagonisti li portino a evitare i rapporti invece di affrontarli con determinazione. In queste situazioni, è il silenzio a farsi simbolo dell’allontanamento, più della conflittualità aperta o di un’ostilità conclamata. Un silenzio che colpisce non per quello che esprime, ma per ciò che nega: chiarimenti, confronto, la possibilità di capire e accettare la fine del rapporto. È una ferita discreta ma profonda, segnata dall’assenza di parole e da quel vuoto che rende complessa l’elaborazione della perdita. 
Per Luciano, il dolore più lacerante non è derivato dal conflitto in sé, un evento che forse avrebbe potuto essere superato, ma dall'interruzione improvvisa del rapporto, da quell'assenza totale che resta difficile da accettare. 
Leopardi, nel suo Zibaldone, offre un'importante riflessione: l'essere umano soffre principalmente per ciò che resta in sospeso, per ciò che si interrompe senza compiersi, come un filo spezzato a metà. È proprio il vuoto che segue una relazione intensa a generare le domande più angoscianti: cosa è cambiato? Quando è accaduto? Perché? Questi interrogativi sembrano amplificarsi in un’eco senza fine, spesso destinata a restare priva di risposte. La verità, dopotutto, raramente si lascia intravedere attraverso un singolo gesto manifesto; si nasconde piuttosto in un equilibrio fragile e impercettibile, pronto a sgretolarsi in un istante. 
Oggi riconosco che non tutte le relazioni nate sul lavoro possono sostenere la profondità che talvolta desideriamo… Nel corso degli anni ho scoperto una realtà che spesso diamo per scontata: non tutte le relazioni nate sul posto di lavoro sono destinate a evolversi o resistere quando si tenta di trasformarle in qualcosa di più profondo. Il contesto lavorativo, è vero, tende a favorire la nascita di legami, ma allo stesso tempo ha il potere di rivelare tratti della personalità, aspetti più intimi che spesso restano nascosti al di fuori di quel microcosmo professionale. Quando il rapporto supera i confini della semplice collaborazione e si fa più intenso, non è raro che emergano differenze, incompatibilità o malintesi che non sempre siamo pronti ad affrontare o accettare. 
Luciano afferma che: “La fine improvvisa di quell’amicizia non è stata per me soltanto un addio. È stato un momento di riflessione, una specie di spartiacque che ha messo in evidenza quanto sia delicato e complesso costruire relazioni autentiche, fondate su una vera reciprocità. Non si tratta solo di condividere spazi o obiettivi quotidiani; vivere legami profondi richiede un confronto sincero e talvolta impegnativo. Questa esperienza mi ha insegnato che non basta semplicemente voler bene a qualcuno: l’autenticità e la capacità di accettare anche le differenze giocano un ruolo imprescindibile nel far crescere un rapporto reale e duraturo. Ripensando a quell’esperienza oggi, la vedo con una consapevolezza più nitida. Non spreco più energie a cercare risposte che, probabilmente, non arriveranno mai.” 
Secondo l’intuizione del filosofo Spinoza, per comprendere davvero le dinamiche umane è fondamentale liberarsi dal peso del risentimento. Ogni confronto tra colleghi può rivelarsi un’occasione preziosa per crescere e migliorarsi, ma questo percorso richiede un’apertura reciproca, basata sull’accettazione del valore dell’equità e della sincerità. Quando queste fondamenta mancano, la comunicazione si dissolve nel silenzio, e persino un’amicizia che sembrava piena di promesse rischia di perdersi nel nulla, consumandosi lentamente fino a svanire. 
Resta sempre qualcosa di immensamente prezioso: la consapevolezza che ciò che davvero importa in una relazione non è la sua durata, ma l'impronta indelebile che lascia. Anche un legame interrotto può insegnare, offrire nuove prospettive e rendere più forti.



 Bigliografia 

- ARENDT Hannah, Vita activa. La condizione umana, Milano, Bompiani, 2017. 
- HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, Fenomenologia dello spirito, trad. it. di E. De Negri, Firenze, La Nuova Italia, 2019. 
- LEOPARDI Giacomo, Zibaldone di pensieri, a cura di R. Damiani, Milano, Mondadori, 2021.  
- PIRANDELLO Luigi, Uno, nessuno e centomila, Milano, Mondadori, 2020. 
- SPINOZA Baruch, Etica, trad. it. e cura di G. Gentile – G. Radetti, Bari, Laterza, 2018. 
- SVEVO, Italo, La coscienza di Zeno, Milano, Mondadori, 2019.

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