La mia fotografia non nasce dal desiderio di definirmi un fotografo, né da un'ansia da prestazione tecnica. La fotografia, per me, non è che il secondo volto di quella stessa poesia che da sempre vive nelle mie raccolte poetiche.
Se la parola tenta di dare nome al senso di sospensione che si prova davanti al bosco, la luce prova a fissarne la materia visiva.
"Scattare fotografie di montagne e foreste equivale a percepire una voce analoga a quella che anima la poesia: è un processo di ricerca dell'invisibile all'interno del visibile e della memoria racchiusa nei particolari più minuti."
Il cammino tecnico: dalla pellicola alla fedeltà alla Nikon D3100
Ho iniziato a scattare foto verso la fine degli anni '90 con semplici macchine fotografiche compatte analogiche, passando poi alle usa e getta per la loro praticità. Nel 2004 ho acquistato una reflex a pellicola, una Minolta Dynax 40. E' stato con questa che ho imparato la disciplina del tempo, il rispetto della luce e l'importanza di ogni fotogramma.
Successivamente ho attraversato un periodo che considero "inattivo", tra l'autunno del 2008 e la primavera del 2014. Durante quel tempo, ho usato due fotocamere digitali compatte, la Nikon Coolpix L18 e la L810, che mi hanno rivelato la natura fredda della tecnologia moderna. Con l'abbondanza di automatismi, la partecipazione consapevole era diventata superflua, privando gli scatti dell'essenza e della poesia che avevo sempre cercato.
Il momento di cambiamento è arrivato nel 2014 con l'acquisto della Nikon D3100. È stato come ritrovare il percorso iniziato con la Dynax 40. Ancora oggi, più di dodici anni dopo, utilizzo quotidianamente quella stessa D3100. In un'era in cui si corre dietro all'ultimo sensore ad altissima risoluzione, decidere di restare fedele allo stesso corpo macchina significa rifiutare l'obsolescenza tecnologica e trasformare la fotocamera in una naturale estensione del proprio sguardo.
Una foto nostalgica: la grana nativa e l'assenza di artifici
La mia fotografia trae ispirazione dall'analogico, assorbendone l'essenza e lo spirito, ma senza cercare di imitare meccanicamente la pellicola. Non c'è l'intenzione di far sembrare un file digitale qualcosa che non è, né di aggiungere grana artificiale o viraggi vintage solo per effetto. Si tratta piuttosto di una connessione elettiva e culturale, sviluppata attraverso anni di esperienza con la pellicola. Da questo percorso nasce il rispetto per la luce autentica, la pazienza nell'attesa e una concezione dell'immagine che valorizza la materia, i toni terrosi e la ricchezza delle ombre più delle perfezioni levigate del digitale contemporaneo.
L'atmosfera analogica che emanano le mie immagini risulta da un atteggiamento contemplativo combinato con un metodo di sviluppo meticoloso, ottenuto attraverso l'uso di Nikon NX Studio.
Il processo di elaborazione del file RAW si struttura in tre passaggi essenziali:
1) Partenza dal Picture Control Neutro: L'elaborazione fotografica esclude l'adozione di profili digitali convenzionali o eccessivamente saturati, i quali impiegano contrasti marcati e colori non realistici. L'adozione del profilo Neutro consente di ottenere un'immagine caratterizzata da una resa "piatta", morbida e fedele, preservando l'intera gamma tonale catturata dal sensore. Questa base neutra possiede la medesima ampiezza di risposta e lo stesso grado di raffinatezza delle migliori emulsioni negative a colori.
2) Modellazione dei bianchi e dei neri: Il controllo della luce avviene lavorando con precisione sugli estremi dell'istogramma. Regolare i neri permette di ancorare la penombra del bosco o la roccia, mantenendo le ombre scure, fonde e corpose senza mai svuotarle o trasformarle in blocchi illegibili. Il lavoro sui bianchi calibra le alte luci, il sole tra le foglie, il mare brillante, le nuvole, affinché sfumino con dolcezza, evitando bruciature digitali e preservando la transizione graduale tipica della stampa tradizionale.
3) Disattivazione della riduzione del rumore: I software moderni spesso tendono a "levigare" l'immagine, eliminando i dettagli più fini e creando una superficie liscia e sintetica. Tuttavia, quando si disattiva del tutto la riduzione del rumore in post-produzione, il rumore nativo del sensore della Nikon D3100 rimane intatto. Questo rumore non è un difetto da nascondere, ma diventa una micro-struttura viva e ruvida, che conferisce ad elementi come cieli, acqua e ombre la consistenza tangibile e la presenza materica della vera grana analogica.
Così, la componente analogica non si sovrappone alla foto come un artificio, ma emerge spontaneamente dalla lavorazione della luce.
Analisi delle foto: nove esempi recenti sul campo
Per capire come l'intento poetico si manifesti visivamente, è necessario analizzare l'interazione tra luce, composizione e post-produzione in ciascuna fotografia. Analizziamo 9 scatti recenti.
1. Il Cammino e l’invito nel bosco
La scena si svolge lungo un sentiero sterrato che curva delicatamente a destra, penetrando nel cuore di una foresta fitta di alberi maestosi. A sinistra, una fila di tronchi imponenti ed eretti accentua la verticalità del paesaggio, mentre le chiome intrecciate in alto lasciano filtrare una luce soffusa e avvolgente. Il terreno del sentiero è coperto di aghi e resti vegetali, creando una texture calda e terrosa. La post-produzione in NX Studio preserva le ombre dense alla base degli alberi, senza cercare di illuminarle artificialmente. L'assenza di riduzione del disturbo restituisce al fogliame e alle cortecce una grana ruvida e materica, simile a quella di una vecchia pellicola da 400 ISO esposta alla luce naturale.
2. L’Epifania della luce e il dettaglio
La composizione visiva è costruita attraverso una stratificazione di elementi: in primo piano, rami e foglie sfocate formano una cornice naturale e oscura che incornicia lo sguardo dell'osservatore. Al centro dell'immagine, l'attenzione viene immediatamente attirata da una sezione di tronco antico, sulla quale un raggio di luce dorato e radente incide frontalmente, evidenziando ogni asperità della corteccia e le delicate sfumature di muschio. L'intera vegetazione circostante rimane immersa in una profonda penombra. La decisione di mantenere intatto il rumore sensoriale assicura che la transizione tra l'area illuminata e quella oscura conservi una texture granulosa e vibrante, evitando l'appiattimento digitale.
3. La cattedrale di alberi e la soglia
Una serie di fusti sottili e slanciati si innalza lungo un pendio, creando un ritmo visivo che guida lo sguardo verso la parte superiore dell'immagine, dove il fogliame si illumina con riflessi dorati e argentei in controluce. In basso a destra, il profilo di un sentiero ombreggiato si snoda discendendo nel bosco. Il contrasto tra le chiome brillanti e la cupa oscurità del sottobosco appare pronunciato ma naturale: l'assenza di post-elaborazioni HDR preserva l'intensità autentica della luce naturale. La grana intrinseca del sensore risulta particolarmente evidente nelle aree scure a sinistra, conferendo all'intera composizione una profondità fisica che richiama le tradizionali stampe fotografiche a emulsione.
4. L’albero solitario
Un albero solitario, situato al centro di una radura, diviene il centro assoluto di attenzione nella composizione visiva. La sua chioma è investita da un raggio di luce calda e radente, caratteristico del primo mattino, che la fa risplendere con vivide tonalità giallo-dorate. In netto contrasto, lo sfondo si compone di un denso e uniforme insieme forestale, avvolto completamente da un'ombra verde intensa. Il pendio in primo piano presenta una luce calante e toni freddi che contrastano con il calore della chioma. L'elaborazione mantiene inalterata la morbidezza dei verdi e la grana del sensore impedisce allo sfondo scuro di diventare un blocco di colore piatto, preservando la tessitura delle singole fronde.
5. Nontiscordardimè tra il verde
L'attenzione si concentra su un piccolo gruppo di fiori azzurri con cuori dorati, i Nontiscordardimè, che spuntano dalla penombra del sottobosco. Il fusto principale si innalza centralmente, nitido e definito, mettendo in risalto la delicata peluria dello stelo e la finezza dei petali. Sullo sfondo, un bokeh morbido e avvolgente di verdi e marroni sfumati, creato dalla vegetazione circostante fuori fuoco. La post-produzione in NX Studio restituisce un azzurro con una tonalità delicata e sobria, evitando le saturazioni intense tipiche dei sensori moderni; l’assenza di filtri anti-rumore conserva una lieve granulosità nel fuori fuoco, conferendo all'immagine un aspetto pittorico e nostalgico.
6. Il respiro della vetta e la prospettiva atmosferica
Da una posizione elevata si apre un ampio panorama montano, dalla vetta di Monte Caramolo (Monti dell'Orsomarso). In primo piano, sulla sinistra, uno sperone roccioso grigio e frastagliato, con ciuffi d'erba secca, ancorano solidamente la scena. Lo sguardo si muove poi verso una vasta vallata avvolta da un ininterrotto mantello boschivo, e sullo sfondo, catene montuose si susseguono fino all'orizzonte sotto un cielo azzurro e limpido.
La leggera foschia ammorbidisce i profili delle cime più lontane, esaltando la profondità spaziale. La grana originale e la fedeltà ai toni della terra esaltano la ruvidità della roccia e l'immensità del paesaggio.
7. La traversata e il confine marittimo
L'immagine ritrae una scena marina vista attraverso la complessa carpenteria metallica di una nave in navigazione: sulla sinistra, predomina la struttura scura di una paratia, mentre sulla destra emergono il corrimano bianco e i dettagli giallo-neri del portellone. Al centro dell'inquadratura si estende un ampio tratto di mare blu intenso, oltremare si profila una costa urbanizzata, situata ai piedi di un maestoso rilievo montuoso incorniciato da fitte nuvole bianche. La qualità cromatica dei toni blu marini e dei neri della sovrastruttura risulta vigorosa e realistica. L'assenza di riduzione del rumore sull'acqua e nel cielo dona all'immagine un carattere autentico e documentaristico, tipico delle fotografie di viaggio realizzate su pellicola.
8. Belvedere costiero
La struttura della composizione impiega l'approccio del "quadro nel quadro": la sezione inferiore è dominata da una staccionata in legno scuro con stecche orientate verticalmente, mentre dall'angolo superiore sinistro si dipanano i rami di gelso, caratterizzati da ampie foglie verdi. Nell'asse centrale della cornice si schiude una vista panoramica di un vasto golfo marino, le cui acque variano dal celeste nelle vicinanze della riva al blu intenso verso il largo, culminando nel profilo montuoso che sigilla l'orizzonte sotto un cielo terso e limpido. La gestione tonale dell'opera conserva il calore del legno e la saturazione cromatica naturale della vegetazione. La grana intrinseca è distribuita in maniera uniforme sulla superficie marina, conferendole una sensazione di solidità e profondità.
9. La scogliera e la trasparenza del fondale
Un'ampia e spettacolare visione aerea si apre su un tratto di mare costiero, incorniciato da imponenti scogliere. In primo piano, le rocce affioranti e il massiccio scoglio centrale mostrano dettagli vivi e intricate forme, esaltando la limpidezza dell'acqua che sfuma da un verde smeraldo vicino alla riva a un profondo blu zaffiro nelle aree più lontane. Nell'angolo in basso a destra si intravede un frammento di rigogliosa macchia mediterranea.
In NX Studio, la calibrazione dei colori è accurata, evitando alterazioni artificiali verso tonalità cianiche o eccessive saturazioni, mentre la texture della pietra e la superficie dell'acqua restano tattilmente realistiche grazie al discreto rumore di fondo del sensore.
Uno stile riconoscibile
In questo percorso emerge un forte senso di nostalgia e contemplazione, caratterizzato da uno stile rigoroso e riconoscibile. La cifra stilistica si manifesta attraverso scelte coerenti e distintive:
- La tavolozza cromatica organica: Si evita l'uso di colori troppo saturi tipici della fotografia digitale commerciale. I toni verdi, marroni della terra, l'azzurro del mare e l'oro della luce radente mantengono la morbidezza e l'equilibrio delle emulsioni analogiche come Fujicolor C200, Kodak Ektar e Portra.
- Il rispetto delle ombre e della gamma dinamica: Si evita di aprire artificialmente le ombre o di sbiancare le alte luci. L'oscurità del bosco e delle rocce mantiene una profonda densità, conferendo al non-visibile un valore poetico pari a quello della luce.
- La grana nativa come materia: In NX Studio, si è optato per disattivare tutte le opzioni di riduzione del rumore, abbracciando la grana autentica fornita dal sensore APS-C della Nikon D3100. Questa scelta conferisce alle foto una texture unica, simile alla ruvidità delle stampe su carta baritata.
- Composizione lenta e meditata: L'affinità prolungata con lo stesso corpo macchina per oltre dodici anni si traduce in una visione serena che respinge la frenesia moderna, mantenendo intatto il valore della pazienza e dell'attesa nel processo creativo.
***
In sintesi, la fotografia non si limita a rivelare ciò che si trovava davanti alla macchina fotografica: rappresenta piuttosto un modo per preservare l'emozione e il ricordo di quel luogo, fiore o paesaggio, interpretati attraverso l'arte della poesia.
"La fotografia è un segreto che parla di un segreto. Più ti dice, meno sai."
— Diane Arbus
Nessun commento:
Posta un commento