Escursione da CROCE DI MAGARA a BOTTE BONATO, passando da MACCHIAFRAGA (Monti della Sila Grande) - 8 agosto 2014

Sono insieme all'amico Alessandro Gavina, con il quale ho effettuato una magnifica escursione, sui Monti della Sila Grande (o Cosentina), da Croce di Magara fino a una delle cime più alte che costituiscono il massiccio di Monte Botte Donato (1921 m), la vetta maggiore della Sila, attraversando tutto il lungo costone con al centro la straordinaria e panoramica radura di Macchia Fraga. 

Dal bivio di Croce di Magara con fontana, in automobile, seguiamo la strada di fondovalle di Fallistro, in direzione, appunto, della riserva biogenetica dei giganti. A circa 800 m dall'appena detto incrocio, sulla sinistra, si stacca una sterrata, in discesa, che si dirige verso il Fiume Neto. Lasciamo la macchina (Siamo a circa 1400 m). 
Dunque eccoci in cammino lungo il sentiero 422. Per me non è la prima volta lungo questo itinerario, recentemente segnato anche dal cai. Ci feci una capatina nel giugno del 2011, quando mi inerpicai quasi fino a Botte Donato con una MTB noleggiata a Camigliatello (e scesi seguendo la via delle vette passando da M.Scuro e Moccone).
Guadiamo il Torrente Neto e ci immergiamo in una boscaglia mista di pino e faggio. La pineta diventa subito protagonista della scena, con giovani piante isolate di faggio, regalando spazio, in alcuni punti, anche a delle radure. 

Una delle radura dette, quest'ultima molto suggestiva, circondata da un intrigante bosco, tipico silano, di pino laricio

Noto che i segnali del CAI, come già annotato di recente realizzazione, effettuano un percorso alternativo rispetto a quello che ho sempre attraversato.  Ci allontaniamo dal sentiero segnato, che prosegue a destra, in salita, e proseguiamo diritti. Tralasciamo le successive deviazioni secondarie a sinistra. Incrociamo così nuovamente lo sterrato n.422. Penetriamo in tratti di pineta e rinnovamento di faggio assolutamente splendidi.



Il faggio tende via via a sostituirsi alla conifera silana per eccellenza. 
In circa due ore raggiungiamo la bellissima radura di Macchia Fraga, uno dei siti più panoramici della Sila. 



Il regime delle precipitazioni, di questa zona della Calabria, è tipico mediterraneo, con un massimo fra autunno e inverno (con tanta neve tra dicembre e marzo) e un minimo nella stagione estiva, momento in cui le piogge sono parecchio scarse. La poca acqua che riceve il terreno non riesce a tenere in vita l'erba. Dunque i prati sono, in parecchi punti, brulli e con il terreno secco. Ma non per questo il fascino della montagna silana riesce a venir meno. Ho sentito parecchie volte persone affermare che non frequentano la Sila, d'estate, perchè troppo secca. Ma le dicerie sono troppo superficiali rispetto alla bellezza che, nonostante la siccità, riesce a insistere tutto intorno. Le montagne della Sila sono sempre belle e anche il secco delle radure, nella stagione estiva, è un qualcosa che appartiene alle caratteristiche della Sila, una scenografia unica nel suo genere. 


Macchiafraga. In lontananza M.Volpintesta



Da Macchiafraga verso la valle del Garga e il crinale fra M.Volpintesta e Timpone Grillo


Da Macchia Fraga verso nord-ovest, con Serra la Guardia

Dalla vetta di Macchia Fraga verso est

Verso nord-est, con il Lago di Cecita

Le Montagne della Porcina

Verso Botte Donato


M.Volpintesta e Timpone Grillo

Foto di rito


In lontananza M.Carlomagno

Dalla grande radura si rimettiamo in sella al sentiero principale. Penetriamo in un bel bosco puro di faggio, interrotto, spesso, da qualche prateria. 




Ogni tanto anche qualche bella veduta verso i rilievi circostanti.

Verso le Montagne della Porcina

Verso Timpone Grillo e la Valle del Garga

Verso l'alta Val Neto e il M.Volpintesta


Faggeta










Saliamo fino a quasi 1900 m della sella che separa M.Botte Donato da Timpone della Carcara. Subito dopo discesa, seguendo sempre il sentiero 422. Perveniamo così il belvedere, successivo al bivio per Botte Donato, verso Timpone della Carcara e l'alta valle dove nasce il Fiume Neto. 





Paesaggio davvero grandioso, che già vidi anni addietro, ma che è sempre un'esperienza strepitosa riascoltare il nastro della visione. 

M.Curcio

Verso Timpone della Carcara

Dal fiabesco scorcio panoramico torniamo, per qualche centinaio di metri, indietro, e seguiamo la segnavia CAI, che rappresenta una tappa del Sentiero Italia, per Botte Donato. Ma sin da subito abbiam difficoltà a vedere i segnali bianchi e rossi. Decidiamo così di procedere liberamente, lungo la linea di massima pendenza, in direzione Botte Donato. Raggiungiamo un crinale. Pensiamo che sia quello che poi toccherà il punto più alto della Sila. Lo seguiamo a sinistra. Ma, ad un certo punto, torna la discesa. In questo tratto i faggi assumono forme stranissime dovute alla neve abbondante dell'inverno, che addirittura, ricopre quasi completamente gli alberi.

Sull'alto crinale di Botte Donato, a più di 1900 m

Sull'alto crinale di Botte Donato, a più di 1900 m

Studiando la cartina capiamo di essere, appunto, sul crinale di Botte Donato, su una delle cime gemelle di detta montagna: raggiunta la cresta saremmo dovuti andare a destra, dove, in breve, avremmo toccato il punto più elevato. Ma sarà per un'altra volta.


Torniamo al punto di partenza seguendo lo stesso itinerario. Totale ore di escursione 9. Grado di difficoltà E.











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