ALLA SCOPERTA DELLA FORESTA UMBRA (Gargano, Puglia) - 21 - 22 novembre 2015

La prima volta che sentii parlare della Foresta Umbra era il 1998, anno in cui lessi un grosso opuscolo di cento itinerari turistici sparsi per l'Italia. Nella sezione dedicata alla Puglia, in due pagine, veniva descritta la foresta pugliese per eccellenza, situata nel nord della regione, nel vasto promontorio del Gargano, il cosiddetto sperone d'Italia. 



C'è chi considera il promontorio garganico una vera e propria isola. Infatti, il Tavoliere delle Puglie, per le pesanti trasformazioni che ha subito, costituisce una realtà insuperabile per molte specie animali e vegetali. Quindi chi afferma che il lupo appenninico (Canis lupus italicus) è una specie da considerare estinta fino a poco tempo fa suggerisce un'idea erronea, secondo il sottoscritto: se oggi popola le vaste foreste garganiche significa che è sempre stato presente, mi viene difficile da pensare che abbia raggiunto quest'area della provincia di Foggia dall'Appennino attraversando la seconda pianura più vasta d'Italia, appunto il Tavoliere delle Puglie.

Una dolina

Possiamo dire che si tratta di un ecosistema forestale che in Italia è un caso unico. Il punto più alto di questo sperone tra la grande piana e l'Adriatico è il Monte Calvo, che con i suoi 1065 m è la cima maggiore della zona, nei territori di San Giovanni Rotondo. Ma la foresta sta a nord-est rispetto alla vetta più elevata del Gargano, e non va oltre i 900 m. Eppure la specie arborea più diffusa è il faggio (Fagus sylvatica). Anzi, ci sono tratti della Foresta Umbra in cui tale specie incomincia a crescere dai 200 m. Ed è un fatto che oserei dire straordinario, visto che, per esempio nelle Alpi Orientali, tale pianta inizia a esser presente oltre i 500 m e sull'Appennino centro-meridionale da quota 1000. Quindi basta vedere questi faggi ad altezze decisamente inusuali per comprendere che si tratta di una zona eccezionale dal punto di vista naturalistico. 
In alcune parti il bosco è vietato ai visitatori e la natura intatta ci rimanda a un mondo primitivo, fiabesco. 

Valle del Cacatosto

Gli alberi che predominano in tutto il bosco, che addirittura si estende per 11.000 ettari, sono decisamente mastodontici e rendono molto ombroso il sottobosco facendo trapassare solo qualche raggio di sole qua e la. Ecco dunque da dove proviene "Foresta Umbra": il suo nome deriva dal latino e significa cupa, ombrosa, proprio come si presenta ancora oggi. 


Trascorrono così molti anni da quando ebbi tra le mie mani quell'opuscolo e nel novembre 2015 ho la prima occasione di effettuarci una visita. Dalla Calabria raggiungere la Puglia con i mezzi pubblici non è una cosa molto semplice, ma dopo ore e ore di viaggio, insieme ad Alessandro, mia guida in questo viaggio di scoperta, siamo nel cuore di siffatto angolo silvano pugliese. 


Eccola dunque la Foresta Umbra, esempio di natura intatta, quasi primigenia. 

"Quando entri in un bosco popolato da antichi alberi, più alti dell'ordinario, e che precludono la vista del cielo con i loro spessi rami intrecciati, le maestose ombre dei tronchi, la quiete del posto, non ti colpiscono con la presenza di una divinità?", scrive Lucio Anneo Seneca (Corduba, 4 a.C. - Roma, 65 d.C.).


Trascorriamo due giorni in foresta. Naturalmente questa è talmente grande che è impossibile visitar tutto. Dunque possiamo considerare i percorsi che abbiam fatto dei piccoli scorci rispetto a tutto il complesso forestale, che addirittura interessa ben 5 comuni: Vico del Gargano, Vieste, Carpino, Monte Sant'Angelo e Peschici.


PRIMO GIORNO: sabato 21 novembre 2015


Partiamo da quota 729 circa, nell'estremità sud-occidentale della foresta, presso Masseria Baccone. Ci addentriamo in una magnifica faggeta con molto pungitopo e agrifoglio, davvero incantevole, con alberi di faggio altissimi. 

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Si alternano tratti in salita e tratti in discesa, e questo ci fa rimanere più o meno alla stessa quota. E' la Valle dei Cacciatori, che più in basso lascia spazio anche a radure ampie, tra Coppa Croce e Coppa del Sacramento. 





Dolina








Valle dei Cacciatori



             
Torniamo indietro per circa un paio di chilometri, dopo averne percorso circa tre. Dopo di che intercettiamo, sulla destra, un antico sentiero secondario, oramai in disuso, e procediamo in direzione nord-ovest. 

















Più avanziamo e maggiore è la bellezza della foresta. Purtroppo la giornata, climaticamente parlando, non è delle migliori. Soffia un fortissimo vento di libeccio e camminiamo nel costante pericolo che un ramo ci cada addosso. Inoltre nubi sempre più minacciose stanno oscurando il cielo e le previsioni meteo danno pioggia.
In questo tratto possiamo osservare la presenza, oltre che del faggio, anche del tasso (Taxus baccata), con esemplari davvero magnifici. E' un albero che preferisce vivere in solitudine dai suoi simili, in quanto le sue radici tendono a soffocare la vegetazione circostante. E' detto anche albero della morte, poichè da esso si ricava un veleno mortale, la tassina, che ha effetto narcotico e paralizzante. Esiste una leggenda che vuole la tassina usata dal principe Federico II di Svevia per uccidere le sue amanti scomode. 

Tasso, al centro

Tasso

Transitiamo accanto ai Cutini di Cesare e di Falascone. Per chi non lo sapesse i cutini  sono delle pozze d'acqua, presenti in tutto il Gargano, che hanno la funzione di raccogliere le acque piovane e servono per far abbeverare gli animali. Non è raro l'intervento dell'uomo che, negli anni, ha costruito dei muretti a secco per delimitarne il perimetro. 

Cutino



Essendo una zona carsica, ovunque si possono notare parecchie doline, cioè delle piccole depressioni, che nei periodi molto piovosi possono anche allagarsi. Ai margini di queste buche carsiche massi di rocce sedimentarie caratterizzano il sottobosco e che la gente locale chiama murge







Arriviamo alla macchina poco prima dell'inizio di uno scroscio di pioggia. Terminiamo intorno alle 16.30 nel mentre in cui esordisce il buio della sera. 
Pernottiamo nel Rifugio Sfilzi, nella parte nord della foresta, nel comune di Vico del Gargano.


SECONDO GIORNO: domenica 22 novembre 2015

Il mattino dopo il vento soffia ancora fortissimo, forse anche di più rispetto al  giorno prima, ma le nubi hanno lasciato spazio al cielo azzurro. La temperatura si è decisamente abbassata, infatti non si tratta più di libeccio ma di maestrale. 
Dal Rifugio Sfilzi, in automobile, raggiungiamo località Dispensa, che si trova lungo la strada provinciale che dal cuore della foresta si reca verso Vieste. 
Visto le condizioni meteo in deciso miglioramento rispetto a ieri, si uniscono a noi, per un po' di strada, anche Michele ed Alessandra, da Bari, anche loro sul Gargano per un fine settimana.

Località Dispensa, con la SP che scende a Vieste

Da come si può vedere nella mappa l'escursione, che effettuiamo in questa seconda giornata, è ad anello (circa 7 ore di cammino per 16 km).


Proprio da Dispensa, dalla valle principale, intersechiamo la secondaria Valle del Cacatosto, caratterizzata da un bosco di faggi decisamente maestoso, con faggi enormi ovunque. 

















Scrive Jean Dorst (1924-2001): "La natura sarà salvata solo se l'uomo le manifesterà un po' d'amore semplicemente perchè è bella e perchè noi abbiamo bisogno di bellezza qualunque sia la forma a cui siamo sensibili a seconda della nostra cultura e della nostra formazione intellettuale. Perchè questa sensibilità è la migliore e la più integra espressione dello spirito umano."  


Insieme a Michele e ad Alessandra

Arriviamo così su un altopiano e, dopo aver attraversato una strada asfaltata della forestale, avanziamo diritti per visitare il Cutino d'Otri

La strada della forestale

Cutino d'Otri


Codesto ha una forma circolare del diametro di circa 15 metri e si trova al centro di una piccola radura contornata da maestosi faggi, pioppi e cerri. Quando la stagione autunnale è particolarmente piovosa parte della radura si ricopre di uno spessore d'acqua, dove vivono alcuni anfibi come il Tritone italico e la Rama dalmatica

Bosco attorno Cutino d'Otri



A Cutino d'Otri prendiamo un sentiero che ci fa pervenire la bassa cima di Coppa Croce. Tra il laghetto e la vetta appena citata, oltre alle classiche faggete garganiche, vengono in scena anche boschetti di abeti bianchi, che sono frutto di rimboschimenti effettuati intorno alla metà del secolo scorso, ma decisamente naturalizzati e, a osservarli, mi è sembrato di vedere alcuni angoli del Bosco di Santa Maria di Serra San Bruno, essendoci anche qui quel muschio che ricopre quasi totalmente i tronchi, proprio come nelle abetine delle Serre Calabresi. 



Abetina



Sempre lungo la via per Coppa Croce, nel bosco ora più misto, notiamo un altro cutino, che la mappa topografica segna come Cutino Lungo, molto più piccolo rispetto a quello d'Otri. 

Cutino Lungo

Cutino Lungo









E in breve eccoci sulla vetta panoramica di Coppa Croce (810 m circa)

Panorama da Coppa Croce. Si intravede il Mar Adriatico

Da Coppa Croce

Da Coppa Croce

Scrutiamo l'ampio panorama che si può vedere da codesta montagna, circondata da km e km di foresta, dopo di che allunghiamo il passo e ci dirigiamo verso il Lago Umbra, lo specchio d'acqua più grande di questa immensa foresta pugliese. 


















Purtroppo in questo periodo dell'anno la luce giornaliera è scarsa. Sono circa le 16.30 quando tocchiamo il Laghetto Umbra. Mancano ancora un po' di km prima di pervenire nuovamente Dispensa. Scendiamo dunque seguendo il Vallone della Sorgentola. Ahimè le tenebre stanno invadendo la grande selva e ciò ci impedisce di operare scatti. Arriviamo alla macchina che è già completamente buio.

E con questa escursione finisce anche questo magnifico fine settimana nella Foresta Umbra

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